GIARDINI SALVI

 

O cittadino, amico, ospite, che desideri dilettarti della bellezza
del luogo, entra qui sicuro e ricreati quanto ti piace.”
Leonardo Valmarana 1592

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Litografia c. 1850. Disegno di Marco Moro.

È veramente un luogo particolare il Giardino Valmarana Salvi, voluto dal nobile Leonardo Valmarana, che nel 1592 lo aprì al pubblico godimento, come riporta la frase citata: un luogo in cui dilettarsi per la bellezza e l’armonia creata da piante ornamentali aiuole, alberi da frutto, ingentilito dal leggero scorrere della Seriola che forma due peschiere su cui si specchiano le eleganti logge: Loggia Longhena e Loggia Valmarana.

Un giardino di “acqua e verzura”, secondo gli ideali umanistici che si diffondevano sempre più e che vedevano nel giardino il luogo ideale per passeggiare tra piante fiorite ed ombrose, lungo vialetti ornati di statue e giochi d’acqua.

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1659. Giusto Dante. Rilievo del giardino e delle proprietà Valamarana fuori porta Castello. Archivio Biblioteca Bertoliana

Nel 1659, anno della compilazione di questo documento cartografico, esso si disponeva ancora secondo i canoni del parterre alla veneziana, con un labirinto centrale in siepe di bosso a nove cerchi concentrici, un tempietto circolare su otto colonne nel settore occidentale da cui si irradiavano otto vialetti, e ad est quattro grandi aiuole quadrangolari. Alla confluenza delle due seriole-pescherie è situata tutt’oggi la bella loggia di forme palladiane, mentre sul lato opposto si trova la loggia del Longhena.

Un elegante portale di un leggero bugnato, apre l’ingresso al Giardino e fa da raccordo tra lo spazio verde e il lungo viale che termina alla stazione ferroviaria.

Anche il Giardino Valmarana Salvi è stato soggetto a vicende alterne: spesso un uso improprio ne ha fortemente intaccato originalità e funzione. Il giardino è stato riqualificato, la loggia Longhena pure, ma non più utilizzata: senza una funzione è ritornata al grave degrado, così pure la Loggia Valmarana,  l’ex Fiera campionaria, la Seriola, la cui acqua è putrida e stagnante. Purtroppo, se non costantemente controllati, poco a poco, i vari elementi che costituiscono la bellezza e la singolarità di un parco o di un giardino storici, si avviano ad un  inesorabile declino.

Quando si parla di costante attenzione a questi luoghi storici così delicati, si intende proprio questo: non sono sufficienti interventi di riqualificazione, di recupero anche filologicamente corretto. Non bastano. Occorre una progettualità che comprenda un loro uso consono e finalizzato ad una fruizione consapevole rivolta alla cittadinanza, una costante manutenzione per conservare in buono stato le architetture, il corredo scultoreo, le essenze arboree, peculiarità del bel Giardino Salvi, l’acqua che fa da specchio alle bellissime logge.