PIRUEA EX COTOROSSI a BORGO BERGA

1998 – oggi

La storia dell’insediamento di Borgo Berga, nella forma in cui oggi ci appare, ha inizio nel 1998 quando il Comune di Vicenza, sotto la giunta del sindaco Enrico Hüllweck, rispondendo ad un bando nazionale promosso dall’allora Ministero dei lavori pubblici (oggi Ministero delle infrastrutture e dei trasporti), si impegnava a redigere un Piano di Riqualificazione Urbana e Sviluppo Sostenibile del Territorio (PRUSST), corrispondente a una sorta di road map di carattere strategico nella quale erano state inserite le previsioni urbanistiche che, secondo i promotori pubblici e privati avrebbero dovuto rivoluzionare il volto della città nell’arco di un decennio.

All’affacciarsi del nuovo millennio, l’area urbana centrale di Vicenza  è caratterizzata da un gran numero aree industriali dismesse, o in via di dismissione, le quali, per la loro collocazione strategica (trovandosi molto vicine al centro storico, direttamente collegate alla rete infrastrutturale principale – viaria e ferroviaria, del tutto o in parte sgombre dalla presenza di edifici) e grazie a una normativa sempre più favorevole possono essere trasformate, con enorme vantaggio economico per i proprietari, in aree a destinazione mista (residenziale, commerciale, terziaria). Il PRUSST di Vicenza, con i suoi 5 milioni e 209 di finanziamento ottenuti da Roma, costituisce lo straordinario volano per dare avvio a quel programma di riqualificazione urbana il quale, sotto il profilo dei grandi investimenti pubblico-privati, mette il capoluogo berico al passo con molte altre città italiane. Una svolta salutata con grande favore dalla maggior parte delle componenti politiche ed economiche della città e che avrà il “merito” di aver aperto la strada alla grande “abbuffata urbanistica” all’insegna dell’ottenimento del massimo profitto da parte dei privati grazie alla costruzione di nuovi insediamenti commerciali e terziari, al dilagare delle lottizzazioni edilizie e, soprattutto, alla trasformazione urbanistica di aree industriali progressivamente abbandonate in favore di grandi operazioni di mixité come nel caso dell’ex Cotorossi a Borgo Berga.

GLI ANTEFATTI

L’area dell’ex Cotorossi, all’epoca del suo inserimento nella road map del PRUSST, era della FIN.VI. S.r.l. con sede a Basilio (Milano): una società riconducibile al gruppo Berlusconi.

Nel 2002 la FIN.VI. S.r.l. propone all’Amministrazione comunale, guidata da Enrico Hüllweck (Forza Italia), la realizzazione, “chiavi in mano”, del nuovo tribunale chiedendo in cambio l’edificazione di tutta l’area occupata dall’ex opificio e di un’area di proprietà comunale. Nell’aprile dello stesso anno, il Consiglio comunale approvava il “Documento Programmatico Preliminare” relativo al nuovo PRG che indicava appunto il comparto dell’ex Cotorossi come sede del nuovo tribunale.

Nel marzo del 2003 il Comune di Vicenza sottoscrive con FIN.VI. S.r.l. il Protocollo d’Intesa  per la predisposizione di un Piano Integrato di Riqualificazione Urbanistica, Edilizia e Ambientale (PIRUEA), strumento previsto dalla L.R. 23/99 con l’intento di realizzare, nell’area dell’ex Cotorossi, il nuovo tribunale di Vicenza.
Il progetto del nuovo tribunale è compreso all’interno del Documento Preliminare Programmatico del nuovo PRG di Vicenza approvato dal Consiglio comunale nei giorni 18-19 marzo 2003 (del. 19/2003) avvallato poi anche dal Provveditorato Regionale OO.PP. (28 marzo 2003) il quale afferma che:

L’ubicazione del costruendo Palazzo di Giustizia e il suo collocamento nel contesto del Piano Edilizio Integrato di Variante del PRG (…) denotano elevati requisiti di accessibilità, di immediata vicinanza al centro Storico, di diretto collegamento con gli assi viari (…). Architettonicamente la struttura presenta pregevoli soluzioni in ordine sia all’inserimento ambientale e paesaggistico, sia a razionali disposizioni dei servizi esterni, e sia all’agibilità degli operatori e dell’utenza (p. 13).

Nel dicembre dello stesso anno, l’allora assessore all’urbanistica Maurizio Franzina (Forza Italia, oggi caposegreteria del sindaco Variati!) porta in Consiglio comunale l’approvazione del “PIRUEA – Cotorossi” (del. n.79, 22-23-24 dicembre 2003). Nessuna comunicazione viene fatta al World Heritage Centre UNESCO in merito a questo progetto benché si tratti di un intervento a ridosso del centro storico (core zone) e confinante con l’area tampone (buffer zone). La decisione del Consiglio comunale consente di rendere disponibili i 24 milioni messi a disposizione dal Governo Berlusconi per la realizzazione “chiavi in mano” del nuovo tribunale nell’area già individuata dal PRUSST e secondo lo studio di fattibilità offerto dalla stessa FIN.VI. S.r.l. Le opposizioni in Consiglio comunale danno dura battaglia ma senza alcun esito. Vengono presentati anche i primi esposti alla Procura della Repubblica sugli aspetti che riguardano le condizioni ambientali dell’area.

Nel marzo 2004 il “Piruea – Cotorossi” riceve l’avvallo della Regione (del. n. 857/2004) e costituisce variante urbanistica al PRG.

Nel luglio 2004 il senatore Mauro Fabris presenta un atto ispettivo al Ministro della Giustizia Castelli sulla compravendita delle aree della Cotorossi da parte di FIN.VI. S.r.l. e il ruolo svolto dal Comune.

Nel 2005 la vecchia fabbrica viene demolita a eccezione della sua ciminiera. Scompare una testimonianza di archeologia industriale il cui valore era stato riconosciuto dal Piano Territoriale Regionale (“Piano d’Area dei Monti Berici”) adottato con del. GRV n. 710/2000 e che prevedeva la conservazione e tutela del manufatto vietando di “manomettere e/o compromettere il valore storico – testimoniale nonché di alterare la partitura tipologica e formale originaria dei beni individuati” (art. 37, NTA). Con la demolizione vengono disattese le prescrizioni poste dalla Soprintendenza espresse nel parere del 2 aprile 2003 a firma del Soprintendente arch. Ruggero Boschi che ponevano l’obbligo di conservare “la ciminiera e le facciate residue dell’originaria archeologia industriale del sito individuata nell’area a sud della ciminiera”. Obbligo che verrà messo in discussione, e quindi superato, dal parere favorevole espresso nel corso di una conferenza dei servizi del 26/01/2005 dall’arch. Guadini, Soprintendente, già funzionario di zona e dunque istruttore dell’atto di tutela all’epoca del parere di Boschi.

Sempre nel 2005, la società Sviluppo Cotorossi spa (di cui fanno parte: il gruppo Maltauro; la Codelfa; Euroinvest Finance Uno Spa; Carraro Steel and Technology Spa) subentra alla FIN.VI. S.r.l.

Nel 2005 un gruppo di cittadini abitanti in via Leoni fanno ricorso al TAR per impedire la realizzazione del progetto nell’area della Cotorossi.

Nell’agosto del 2006 vengono consegnati i lavori all’impresa aggiudicatarie, la Codelfa. Il certificato di collaudo è stato rilasciato il 21/10/2010. La costruzione del nuovo tribunale fa aumentare il valore immobiliare delle aree che FIN.VI. S.r.l. vende prontamente.

Nel maggio 2008 viene eletto sindaco Achille Variati.

L’8 ottobre 2008 il Comune dà notizia che una conferenza dei servizi valuterà la proposta di un nuovo studio di fattibilità avanzato da Sviluppo Cotorossi su progetto dell’architetto portoghese Gonçalo Sousa Byrne per l’area dell’insediamento di edifici a destinazione d’uso multifunzionale. Coinvolti gli assessorati alla progettazione e innovazione del territorio (Francesca Lazzari), ai lavori pubblici e alle infrastrutture stradali (Ennio Tosetto) e all’edilizia privata Pierangelo Cangini.
L’assessore Lazzari afferma che, per quanto riguarda questa variante, “non si tratterà di rivedere le condizioni della convenzione o di rallentare i tempi di realizzazione del nuovo tribunale, ma di valutare migliorie generali che, nell’interesse della città, appaiono indispensabili su molteplici fronti, in particolare della viabilità, dei parcheggi e dell’impatto ambientale e paesaggistico“. Il tutto, come si legge nella nota del comunicato stampa del Comune, per “migliorare il rapporto tra nuove realizzazioni e tessuto urbano e fluviale esistente, con particolare attenzione alla viabilità ciclopedonale e al verde”. Nel novembre 2009 in Consiglio comunale viene approvata la variante al piano urbanistico attuativo “PIRUEA Cotorossi” (del. n. 77 del 26/11/2009). Ne dà notizia il 24/06/2009, con largo anticipo, l’assessore Lazzari la quale ha la delega alla progettazione e innovazione del territorio ma anche alla cultura. A lei spetta dunque la responsabilità dell’Ufficio UNESCO del Comune.

Anche in questo caso, come già nel 2003, nessuna comunicazione viene fatta al World Heritage Centre UNESCO, in ottemperanza della Convenzione internazionale del 1972 (Operational Line Guides, paragrafo 172).
La variante non viene neppure sottoposta al parere della Soprintendenza, come previsto dalle norme in vigore, pur trattandosi di una diversa soluzione urbanistica con modificazioni che interessano tanto l’assetto plani-volumetrico quanto della viabilità.

Nel gennaio 2010 è firmata la convenzione tra Sviluppo Cotorossi spa e il Comune.

Nel 2011 iniziano i lavori di costruzione dei lotti. Il progetto prevede la costruzione di undici edifici da realizzare a sud del palazzo del tribunale.

Nel luglio del 2013 il Consigliere regionale del Veneto Pietrangelo Pettenò (Federazione Sinistra Veneta) pone un’interrogazione (894/20013) avente per oggetto “A Vicenza il nuovo Tribunale rispetta la legge o è a rischio allagamento?”

Nel settembre 2013 viene presentato un atto ispettivo da parte dei senatori del M5S Cappelletti, Endrizzi, Girotto ai Ministri dell’ambiente e della tutela del territorio e giustizia riguardante la mancanza di rispetto dei vincoli fluviali e la dubbia correttezza delle opere di bonifica dell’area.

Nell’ottobre 2014 viene presentato alla Procura della Repubblica un esposto a firma dei senatori del M5S Cappelletti e Endrizzi redatto con il supporto di due autorevoli consulenti: l’avvocato Matteo Ceruti di Rovigo e l’architetto Carlo Costantini di Venezia.

Nel maggio del 2015 anche l’ANAC (Autorità Nazionale Anti Corruzione), su segnalazione degli stessi senatori del M5S, prende in esame il caso Borgo Berga per gli aspetti che riguardano, come si legge dalle notizie di stampa, presunti illeciti amministrativi da cui potrebbederivare la “probabile sottostima dei vantaggi del privato e degli oneri comunali e mancata gara per la realizzazione delle opere di urbanizzazione”. Infatti si contesta il fatto che le opere di urbanizzazione siano state realizzate a computo degli oneri dovuti,  e in assenza di gara di evidenza pubblica pur superando la soglia dei 5 milioni di euro.

Nel novembre 2015 la Procura della Repubblica dispone il sequestro del lotto “E” non ancora realizzato. Le ragioni sono scritte in una relazione elaborata per conto del tribunale dall’arch. Federico Verderi il quale, tra l’altro, afferma che “Lo studio è manchevole di qualsivoglia valutazione degli effetti della maggiore edificabilità del suolo”.

[testo in corso di elaborazione definitiva]

FONTI:
Osservatorio Ambiente e Legalità Venezia – Legambiente Volontariato Veneto, Il tribunale di Vicenza. L’ecomostro padano. Un caso esemplare di legalità debole: come cementificare infrangendo le leggi, ma con tutti i timbri in ordine, Dossier a cura di Gianni Belloni e Giulio Todescan (giugno 2014)

OUT_Osservatorio Urbano Territoriale di Vicenza, Dossier Borgo Berga


SINTESI

TENUTO CONTO CHE L’INSEDIAMENTO IN OGGETTO È LIMITROFO ALLA CORE ZONE E ALLA BUFFER ZONE, CHE DISTA 500 METRI DALLA ROTONDA DEL PALLADIO, CHE OCCLUDE LA VISTA A CHI ENTRA IN CITTÀ DA SUD, DISTRUGGENDO LA SKYLINE SULLA CITTÀ E SUI MONTI CON ALTEZZE SPROPORZIONATE, CHE VIOLA EVIDENTI NORME URBANISTICHE E DIRETTIVE DI CONSERVAZIONE STORICA, QUINDI L’URBANESIMO STESSO E LA RELATIVA ESEMPLARITÀ PER CUI VICENZA È STATA DICHIARATA PATRIMONIO (CRITERIO 2 VICENZA-UNESCO), TENENDO CONTO CHE RISPETTO ALLO SVILUPPO ARMONICO DELLE EPOCHE PRECEDENTI HA DISTRUTTO TUTTE LE PRECEDENTI RELAZIONI COSTRUTTIVE DI NATURA SIA ESTETICA SIA SULL’USO DEI MATERIALI SIA SUI VOLUMI CHE IMPATTANO SULLA VISIONE DELLE COLLINE RETROSTANTI DI MONTE BERICO, TENUTO CONTO CHE IL TUTTO ESTROMETTE DAL FLUSSO DELLA ZONA I PEDONI, ALTERA LE VIE DI TRANSITO CHE OBBLIGANO AD ENTRARCI DENTRO, CHE INGABBIA E INDEBOLISCE GLI ARGINI DEL RETRONE COMPROMETTENDO UN SISTEMA FLUVIALE GIÀ FRAGILISSIMO, TENUTO CONTO DI TUTTO QUESTO RISULTA EVIDENTE CHE L’IMPATTO SUL PATRIMONIO È ENORME E METTE A RISCHIO IL VALORE UNIVERSALE ECCEZIONALE (OUV) DEL SITO.

IL DANNO È PERCIÒ NON ALTRIMENTI RIMEDIABILE SE NON MEDIANTE LA DEMOLIZIONE DEI MANUFATTI.