NUOVA BASE MILITARE USA e PARCO DELLA PACE

Il 16 gennaio 2007 il governo italiano presieduto da Romano Prodi dà il via libera all’ampliamento della Base militare USA di Vicenza. La pratica di ampliamento – a cui partecipa il sindaco di Vicenza Enrico Hüllweck – era iniziata nel 2004 mediante una trattativa tra il governo Silvio Berlusconi e il governo USA presieduto da George W. Bush.

La cittadinanza è tenuta all’oscuro di tutto e solo nel 2006 viene a conoscenza del progetto, che prevede l’ampliamento dell’insediamento militare di Caserma Ederle. Dietro alla parola ampliamento si nasconde la violazione dei patti bilaterali USA-Italia e/o di eventuali concessioni non autorizzate, la conseguente violazione delle procedure parlamentari in fatto di insediamenti militari, sia in relazione alla NATO sia in rapporto al territorio nazionale. Sotto un’apparente ragion di Stato – esemplare la visita dell’ambasciatore americano Ronald Spogli che nel gennaio 2007 incontrerà il banchiere Gianni Zonin invece del Sindaco Hüllweck, nei giorni caldi della decisione – prende avvio la costruzione di una nuova base: 600.000 mc di cemento e 2 km lineari a nordovest della città, a soli 1500 metri dal Centro storico: dalla Basilica Palladiana, dal Teatro Olimpico e da altri celebri monumenti UNESCO, Patrimonio dell’Umanità.

Una base ex-novo non è ammessa. La sua realizzazione, innanzi tutto, violerebbe l’articolo 6, comma 3, della “Convenzione riguardante la protezione sul piano mondiale del patrimonio culturale e naturale” (Parigi, 16 nov. 1972). Così, grazie alla parola “ampliamento” – dichiarata sotto la citata ragion di Stato e utilizzata durante tutta la campagna stampa e ancora oggi (!) nel Dossier Riscontro ICOMOS del Comune consegnato il 21 dicembre 2016, giocando sull’equivocità di “ampliamento dell’insediamento militare americano” con “ampliamento di area già destinata ad attività aeroportuale dell’amministrazione militare italiana” – si apre la strada ad una serie di violazioni di cui gli stessi attori governativi e amministrativi sono a conoscenza, in primis la violazione di norme urbanistiche e ambientali riconosciute dalla Costituzione Italiana ed escluse così dal dibattito parlamentare. In una lettera del 17 settembre 2007 inviata dal Commissario Paolo Costa al Ministro della Difesa Arturo Parisi, si apprende la volontà delle autorità italiane di bypassare le regole dello Stato Italiano, come la VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale), il rispetto delle quali potrebbe far aumentare ancora di più il già forte dissenso, non solo dei cittadini, ma pure del Ministro dell’Ambiente: tale «insidia fin troppo evidente», «capace addirittura di compromettere la decisione finale», sarà proposto, da Costa a Parisi, di bypassarla «con l’estremo rimedio della delibera del Consiglio dei Ministri» facendo passare l’insediamento militare americano come «”opera destinata alla difesa nazionale” (finanziata con fondi NATO)». Eclatante la falsità: “opera destinata alla difesa nazionale”. In realtà non è neppure una Base NATO, ma una Base SETAF-USA.

La nuova Base viene costruita sopra una delle più grandi falde d’acqua d’Italia, che alimenta gran parte della regione a sud di Vicenza, sopra l’Aeroporto Dal Molin. L’antico reticolato idrico viene distrutto da centinaia di pali necessari per le nuove fondamenta. Gli argini stessi del fiume Bacchiglione sono soggetti a importanti mutazioni strutturali, diventando possibili fattori alluvionali (v. alluvione del 1° novembre 2010). La viabilità militare metterà in crisi, inoltre, la viabilità ordinaria e tra le compensazioni promesse al nuovo sindaco Achille Variati si prefigura la costruzione di una Tangenziale Nord, la quale invece sembra diventerà funzionale al collegamento tra le due grandi Basi: Dal Molin a nordovest, Caserma Ederle a sudest. L’adiacenza e l’ampliamento si rivelano infatti «dichiarazioni false», non corrispondenti ai fatti. Nel mezzo tra le due Basi si trova invece il futuro dei vicentini: la cittadella degli studi di Piazza Baden Powell, con la più alta concentrazione di istituti scolastici superiori della provincia di Vicenza.

Il 2 luglio del 2013 il vicesindaco Jacopo Bulgarini D’Elci inaugura la nuova Base Dal Molin, che diventa Del Din. Dopo l’inganno semantico nuova/ampliamento, le autorità italiane e l’Amministrazione vicentina «perpetrano un ulteriore inganno a parole» cambiando il nome alla Base, cancellando di fatto tutta la battaglia di dissenso – il Movimento NO DAL MOLIN – legata al vecchio nome. Sulla Base Del Din, per la storia e le fonti recenti, non esiste alcuna “memoria del dissenso”.

Nel frattempo si avviano le pratiche per la costruzione del Compendio Dal Molin, ovvero sia del cosiddetto Parco della Pace, opera sociale e urbanistica di compensazione, “ricreativa”, sul lato ovest della nuova base militare, soggetto a bonifica a causa dei bombardamenti avvenuti durante il secondo conflitto mondiale. Opera che al dicembre 2016 è oggetto di grandi discussioni e di nessuna pratica definitiva. E che si presenta, secondo le scelte dei progettisti e il commento delle controparti, come un “parco dei divertimenti”, o meglio delle diversioni, un’opera di camouflage che sta raccogliendo ampio dissenso per i costi esorbitanti, per la megalomania dissociativa dei contenuti, ma soprattutto per aver preso in giro i cittadini partecipanti al Tavolo, per ben 3 anni, «relegati a ruolo di comparsa […] a causa della grande ambiguità che sempre ha pervaso il progetto Parco della Pace».

RELAZIONE UNESCO/BASE MILITARE

Senza considerare nel dettaglio i rischi idrogeologici e i danni ambientali, il mutamento dei flussi di traffico, la pericolosità di tutto ciò che comporta un’insediamento militare a poche centinaia di metri dal centro cittadino e dalle scuole, l’impatto della Base Militare Dal Molin sulla Città Unesco di Vicenza è soprattutto un impatto socio-culturale, un impatto presente e costante che mette in continua discussione le fondamenta dell’Autenticità e Integrità del Sito (Impact on Authenticity & Integrity), riassumibile in tre punti:

  1. Contraddizione di Principio.
    La pace prima di tutto, non la guerra. Come sottolineato in varie occasioni, la costruzione della Nuova Base è in netto contrasto con il principio costitutivo dell’UNESCO che si propone di «contribuire al mantenimento della pace e della sicurezza, mediante l‘educazione, la scienza e la cultura» – come potrebbe essere un istituto diplomatico – non certo mediante strumenti “armati” di risoluzione dei conflitti quali sono le basi militari di natura offensiva da dove partono armi, soldati e mezzi impiegati sui fronti di guerra. Gli insediamenti militari di Vicenza – in particolare procedura ed abnormità dell’ultimo – hanno compromesso pesantemente la vocazione culturale di una Città Unesco e la civiltà del luogo, provocando un IMPATTO SOCIO-CULTURALE di portata ancora non valutabile, ma già evidente: nell’erosione della fiducia dei cittadini alle istituzioni locali, nazionali e internazionali (UNESCO compresa); nel degrado della vita sociale e culturale (proliferare di atti di violenza, di prostituzione, di locali pornografici, di “fiere delle armi”, di proposte culturali effimere e di altre conseguenze correlate alla presenza massiccia di militari); nell’aumento del traffico pesante di mezzi militari con carichi pericolosi stoccati in area extraterritoriale non verificabile dalle autorità italiane: tra i carichi pericolosi che girano per le strade cittadine all’insaputa dei cittadini ci possono essere materiale nucleare e armi batteriologiche (come da classificazione degli edifici all’interno della Base); nella vivibilità di un luogo esposto ad altissimo rischio in quanto target militare e terroristico.
  2. Violazione del Diritto.
    La costruzione della Base Dal Molin ha comportato la violazione dello stato di diritto a tutti i livelli, “stato di diritto” che è il risultato a cui mirano i Principi fondativi dell’UNESCO. Sono state violate norme locali (urbanistiche e ambientali, PAT e VIA), nazionali (costituzionali, art. 11 e art. 113), internazionali (patti tra Nazioni e UNESCO):  «“Accordi” internazionali per finalità che violano principi fondativi del Diritto internazionale e del Diritto costituzionale, che assommano alla non pubblicità la ‘forma semplificata’ in flagrante violazione della Costituzione, che avallano l’uso del territorio nazionale per l’impiego del militare a fini non strettamente difensivi, che fanno di un insediamento urbano un target militare ad altissimo rischio, che coinvolgono nel rischio intere popolazioni, territori e beni artistici internazionalmente protetti, che offendono la retta coscienza, vanno denunciati unilateralmente per manifesta incostituzionalità e manifesta illegalità internazionale». Prof. Antonio Papisca, Cattedra Unesco, Direttore del Centro Diritti Umani Università di Padova, testo della Conferenza Unesco per Vicenza, 3 ottobre 2008.
  3. Esemplarità catastrofica.
    Se Vicenza – essendo stata nominata Patrimonio dell’Umanità per il suo urbanesimo esemplare (criterio 2) – restasse di esempio al mondo per l’urbanesimo degli ultimi decenni, in particolare per quello applicato alla Base Militare Dal Molin e a Borgo Berga, il mondo diventerebbe una catastrofe.
    L’urbanesimo di cui è portatrice Vicenza grazie all’opera del Palladio è in primis un valore morale primario che ispira la civiltà di un luogo e incide fortemente sull’impatto socio-culturale, oltre il semplice valore estetico (architettonico) che incide sull’impatto visivo e che diventa successivamente un valore morale. Fallito il valore morale primario – valore fondativo e di relazione a molteplici livelli che costituisce il carattere d’insieme dell’urbanesimo, vero e proprio valore “monumentale”, per cui i monumenti nel loro insieme dovrebbero portare monito, allontanare gli scempi e ispirare civiltà e bellezza – fallisce la sua esemplarità. Soprattutto se fallisce in casa propria: se non si è di esempio in casa, non si può esserlo al mondo intero.

COSA CHIEDE U4V

Può un Sito che contraddice i Principi, che viola il Diritto, che rappresenta un Esempio di catastroficità, essere integro e autentico, essere ancora un Valore Universale Eccezionale (OUV)? L’Impact on Authenticity & Integrity (secondo pilastro dell’OUV) è il cardine della HIA. Impatto che compromette attributi e principi. Non solo: l’impatto non è di un progetto, ma di un’opera già realizzata e in continuo divenire, un impatto ex post facto: un danno già presente. Non più mitigabile in fase di progettazione e difficilmente mitigabile quando realizzato. La Base militare Dal Molin – di conseguenza – ha messo in dubbio pure e senza riserve il terzo pilastro dell’OUV, la capacità di Tutela & Gestione del Patrimonio.

  • U4V suggerisce – nello specifico – un percorso di riconversione della Base Militare Dal Molin ad uso civile e di pace. Considerando la mole e la posizione degli edifici, propone l’ipotesi di convertire la Base in un Campus Universitario di livello internazionale per dirimere e studiare i temi esposti nei punti 1 e 2, affinché l’adiacente e ipotetico Parco della Pace, in progettazione, risulti degno di tale nome.
  • U4V suggerisce – nel generale e considerato alto e fondato il rischio di iscrizione nella “List of World Heritage in Danger” del sito “La città di Vicenza e le Ville del Palladio nel Veneto” – il Commissariamento del medesimo per conclamata incapacità dell’Amministrazione Comunale di Vicenza nella gestione del Bene Patrimonio, in modo da poter iniziare seriamente un programma di misure correttive (v. DEFINIZIONE Patrimonio in pericolo).

SINTESI

UNA CITTÀ UNESCO – OSSIA PER LA PACE, LA CULTURA, LA LEGALITÀ – NON PUÒ TOLLERARE UN’AB-NORME BASE MILITARE (LA LUNGHEZZA 2 KM SUPERA LA DISTANZA DAL CENTRO STORICO 1,5 KM) CHE HA INFRANTO I PRINCIPI FONDAMENTALI DELL’UNESCO, LE REGOLE IN VIGORE DI LEGGE DELLE COMUNITÀ LOCALI E INTERNAZIONALI, L’ESEMPLARITÀ DEL SUO ESSERE PATRIMONIO (CRITERIO 2 VICENZA-UNESCO).

L’IMPATTO SOCIOCULTURALE PERMANENTE DI QUESTA INFRAZIONE È SUPERIORE AI GIA’ PESANTI IMPATTI DI NATURA FORMALE E STRUTTURALE E HA AVUTO E STA AVENDO CONSEGUENZE MOLTO GRAVI SULLA VITA DELLA CITTÀ E SULLA CREDIBILITÀ DELLE ISTITUZIONI CHE GARANTISCONO LA TUTELA DEL PATRIMONIO, UNESCO COMPRESA.

falsa-mappa-distanze-corriere-veneto-3-febbraio-2007

La “falsa” mappa delle distanze pubblicata dal Corriere del Veneto il 3 febbraio del 2007: le distanze sono sfalsate del doppio!